Facebook Twitter WhatsApp LinkedIn Telegram

Enciclopedia

Malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa ad andamento cronico e graduale. È l’origine più diffusa di demenza nella popolazione anziana dei Paesi sviluppati: oggi si ritiene ne sia affetta circa il 5% della popolazione di più di 65 anni e quasi il 20% degli ultra-85enni, sebbene in diversi soggetti possa presentarsi anche un esordio precoce attorno ai 50 anni.

Che cos’è l’Alzheimer?

Questa patologia – che deriva il suo nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che all’inizio del 1900 ne descrisse per primo le caratteristiche – è contraddistinta da un processo degenerativo progressivo che degrada le cellule del cervello, provocando un deterioramento irreversibile delle funzioni intellettive e cognitive (memoria, ragionamento e linguaggio), per arrivare a pregiudicare l’autonomia e la capacità di compiere le più semplici e comuni attività quotidiane.

Quali sono le cause dell’Alzheimer?

L’1% dei casi di Alzheimer è provocato dalla presenza di un gene alterato che ne causa la trasmissione da una generazione all’altra di uno stesso ceppo familiare. Il rimanente 99% dei casi si presenta in maniera “sporadica”, ossia in soggetti che non hanno una precisa familiarità con la malattia. La determinante all’origine dell’Alzheimer potrebbe essere legata all’alterazione del metabolismo di una proteina, la proteina precursore della beta amiloide (detta APP) che, per cause ancora non note, a un certo punto nella vita di alcuni soggetti comincia ad essere metabolizzata in modo alterato determinando la formazione di una sostanza neurotossica – la beta amiloide – che si accumula progressivamente nel cervello causando una morte neuronale graduale.

Quali sono i sintomi dell’Alzheimer?

I sintomi dell’Alzheimer possono cambiare parecchio da persona a persona. Il sintomo più precoce a cui occorre fare attenzione è, in genere, la perdita di memoria (inizialmente in forma lieve e poco manifesta, poi sempre più evidente e grave). Alla perdita di memoria, che diviene con il passare del tempo sempre più debilitante, in genere si accompagnano altri disturbi quali difficoltà nell’esecuzione delle comuni attività di tutti i giorni, con conseguente perdita dell’autonomia, disturbi del linguaggio, impoverimento del linguaggio, disorientamento spaziale e temporale. Non è insolito che il soggetto affetto da Alzheimer possa presentare alterazioni della personalità, dimostrando per esempio un minore interesse per i propri passatempi o verso il proprio lavoro.

Prevenzione

Sfortunatamente al momento non c’è  alcun metodo di prevenzione efficace nei confronti dello sviluppo della malattia di Alzheimer. Varie ricerche suggeriscono che il rischio della malattia possa venire ridotto prevenendo il rischio di malattie cardiache (pressione alta, colesterolo alto), sovrappeso e diabete (tutte condizioni che hanno un’influenza negativa sul benessere vascolare). Una dieta sana, abbinata ad attività fisica regolare e a un’adeguata stimolazione cognitiva sono ritenute  strategie che favoriscono il benessere cerebrale e cognitivo.

Diagnosi

Per effettuare una diagnosi di Alzheimer occorre sottoporre il soggetto a degli esami cerebrali mirati che siano in grado di individuare l’accumulo della proteina neurotossica beta amiloide. Sono adoperati a questo scopo:

  • la risonanza magnetica ad alta definizione;
  • la tomografia a emissione di positroni (PET) con fluorode-sossiglucosio;
  • una puntura lombare per valutare la presenza nel liquido cerebrospinale della beta amiloide e della proteina tau (un’altra proteina implicata nella malattia).

Trattamenti

I medicinali oggi a disposizione – gli inibitori dell’acetilcolinesterasi – riescono ad alleviare i sintomi della malattia e a frenarne momentaneamente la progressione. Altri medicinali consentono poi di controllare i sintomi più invalidanti e disturbanti della malattia quali la depressione, i disturbi del sonno, i disturbi comportamentali (deliri, allucinazioni, agitazione).